La rivoluzione del Silent Takeover

Intervista a Marco della Luna avvocato e saggista di Mantova, studioso di politica economica, noto per il suo saggio Euroschiavi, nel quale mette a nudo i meccanismi giuridici ed economici mediante i quali lo Stato viene svuotato di ogni autonomia politica e trasformato in strumento di spremitura fiscale dei cittadini.

 

Egregio avvocato, il suo libro Euroschiavi ha venduto numerose copie giungendo, se non sbaglio, alla terza edizione. Ritiene che tale successo sia la dimostrazione di una presa di coscienza da parte del grande pubblico? Il grande pubblico, probabilmente, ancora non va oltre il settore vago generale che l’economia la finanza e i poteri finanziari ed economici sono molto importanti per la qualità della sua vita, per la progettualità di un futuro. Euroschiavi, che arriva quest’anno alla quarta edizione, come molti altri libri comparsi sulla materia economica e monetaria negli ultimi tempi, ha fornito a migliaia di persone la conoscenza reale di cosa sia la moneta, di quali siano i suoi effetti.
Il libro successivo, la moneta copernicana, non ha riscosso lo stesso successo; crede che ciò sia dovuto ad una sorta di censura messa in atto dalla grande distribuzione nei suoi confronti? La moneta copernicana è un libro più di nicchia, più specialistico; sotto certi aspetti, non ha come target il grande pubblico. La casa editrice della moneta copernicana è diversa: Nexus. E a differenza di macro edizioni non risponde di una propria rete di distribuzione. Oggigiorno nel sistema librario i distributori dettano legge, ossia decidono quali libri abbiano successo e quali libri no. Le grandi casi editrici hanno le loro reti e riescono a essere presenti nelle librerie, le piccole case editrici invece dipendono da distributori di solito poco solerti o indifferenti ed estremamente inefficienti nella promozione editoriale.
Nelle sue pagine viene dimostrata l’illegittimità delle strategie di moltiplicazione monetaria messe in atto dagli istituti di credito privati (signoraggio secondario). Altri autorevoli esperti, come ad esempio Maurice Allais, hanno criticato questo sistema finanziario. Secondo lei è realistico immaginare una riforma che imponga alle banche commerciali la riserva totale, invece di quella frazionaria? Vi sono molti strumenti non solo quello della riserva frazionaria che, peraltro, adesso non si può più chiamare così, ma piuttosto moltiplicatore bancario. Strumenti finanziari che hanno effetti a breve, medio o lungo termine distruttivi sull’economia reale, sulla società, sulla vita delle persone, sulle possibilità di una partecipazione democratica, almeno in piccola parte, all’esercizio del potere effettivo. Quindi il moltiplicatore monetario è uno solo degli aspetti. Lei mi chiede sostanzialmente è possibile? Può avvenire che il potere politico arrivi a regolamentare questi strumenti speculativi che spesso hanno un effetto pesantemente ed enormemente distruttivo, pensiamo agli attacchi che vengono fatti ai vari paesi, al debito pubblico, italiano, greco, spagnolo, irlandese e islandese. Pensiamo agli attacchi – come lei puntualmente ricorda – che attuò in passato Soros contro la sterlina e contro la lira, con gravissimi danni all’economia reale e alla gente. È possibile che la politica riesca a regolamentare? A mio avviso, è assolutamente improbabile perché questi strumenti così distruttivi sono gli strumenti attualmente più potenti ai ifne dello sfruttamento economico della società, ma anche i più potenti e i più efficienti a regolare gli altri strumenti, quelli della politica, quelli del diritto, quelli del potere giudiziario.
Fermo restando il fatto che la nostra impotente classe politica si è mostrata incapace di dare risposta ai gravi problemi che la crisi ci pone dinanzi, non si potrebbe riporre affidamento nel potere indipendente della magistratura? La magistratura in Italia è un gruppo di interesse organizzato, la sua indipendenza è molto relativa. La magistratura è molto condizionata dal potere esecutivo, dal potere legislativo, dagli equilibri del potere reale che stanno dietro alla costituzione formale. Inoltre come gruppo di interesse organizzato la magistratura è molto impegnata innanzitutto nella difesa delle proprie prerogative, che alcuni chiamano privilegi e, in secondo luogo, in un paese dove praticamente l’attività amministrativa, quasi tutta la spesa pubblica viene mediata da meccanismi politici clientelari diciamo corrotti, la magistratura Interviene sporadicamente e selettivamente; alcuni dicono che intervenga contro coloro che disturbano il potere costituito, che colpisca il business di una fazione politica per consentire il business dell’altra fazione politica. Le dinamiche, gli interessi, gli organismi del mondo reale non sono quelli del diritto ufficiale, del diritto dichiarato, delle istituzioni, dei tromboni istituzionali, bensì molto diversi.
Si parla tanto di grandi speculatori internazionali; abili e cinici tecnocrati che grazie a sofisticate tecniche finanziarie sono in grado di mettere in crisi, a proprio vantaggio, l’economia di intere nazioni. Di costoro conosciamo nome e cognome, persino i volti (recentemente pubblicati da un noto quotidiano italiano). Ebbene, secondo lei, non si può configurare qualche tipo di reato da far valere contro questi signori? Le loro attività, provocando recessione, licenziamenti, miseria non possono essere equiparate a crimini contro l’umanità? Sì. Ci sarebbe il reato di aggiotaggio, manovre speculative per condizionare a proprio favore il mercato. Ci sarebbe sicuramente la frode ai danni dei risparmiatori. Ci sarebbe, talvolta, la truffa, palese, in certi strumenti finanziari, appositamente costruiti da ingegneri matematici; ad esempio, i famosi contratti derivati che sono stati venduti a pubbliche amministrazioni e che in grande quantità scadranno l’anno prossimo. Sono stati inoltre costruiti, in modo intenzionalmente fraudolento, gli attacchi al debito pubblico di questo o quel paese, mirati a produrre effetti politici e paralizzare l’azione del governo, del parlamento; sono veri e propri attentati alla libertà di questi organi costituzionali, quindi sono reati. Quindi, in linea di principio, lei ha ragione, il mondo è sottoposto all’azione di speculatori che dispongono di conoscenze che la popolazione generale, ma anche gli addetti ai lavori, come ad esempio i commercialisti, neanche immaginano e che dispongono inoltre di fonti di informazione riservatissime: la Bank of England Nominees, cioè la società che controlla la Bank of England e che sostanzialmente appartiene alla casa reale, può avvalersi delle informazioni dei servizi segreti britannici che danno ai suoi membri la possibilità di speculare in condizioni più favorevoli rispetto agli altri. Le crisi, i mali finanziari ed economici di cui sta soffrendo la nostra epoca sono causati da azioni di un numero limitato di soggetti identificabili di cui si conosce l’identità e allora in fondo è solo un problema di carattere criminale. ni illegali, illecite e perfino crimini contro l’umanità, in quanto riducono alla fame intere nazioni. La soluzione quindi ci sarebbe e anche semplice, basterebbe mandare l’Interpool ad arrestare quelle persone e impedire l’uso di certe piattaforme telematiche, informatiche, ma non lo si fa. Perché il possesso di quegli strumenti è tutt’uno con il possesso del potere vero del mondo.
Lei parla di silent takeover, per descrivere il soppiantamento silenzioso dello Stato da parte del capitale privato. Le recenti vicende europee, con il crollo di vari governi democraticamente eletti per volontà dei mercati (cioè del potere finanziario), non da ultimo quello italiano, non sono una prova della correttezza di tale previsione? Esattamente. Vi è anche il graduale trasferimento del potere giudiziario, dagli Stati a organismi sostanzialmente opachi, tecnocratici, come il WTO che a sua volta è stato istituito nel ‘95 attraverso un processo tutt’altro che democratico, tutt’altro che trasparente e che ha visto un soggetto privato, cioè la grande finanza statunitense e gli altri soggetti convocati alla conferenza Montevideo imporre questa trasformazione dall’alto. Sì il silent takeover continua, e adesso non è più silent ma è loud, è molto sonoro ed esce allo scoperto, diventa visibile: questa è la vera novità; ciò che prima avveniva di nascosto ora è fatto apertamente; la grande finanza che è al di sopra sia della testa della Merkel sia della testa di Barroso sia dei vertici dell’Eurozona, cioè l’alta finanza, ha messo i suo fiduciari a fare da premier, non solo in Italia, ma anche in Grecia: Papadimos (Goldman Sachs), Draghi (Goldman Sachs), Monti (Goldman Sachs). Ci mette la faccia, questa è la novità, si prende la responsabilità di governare; ancora non dice sono i miei uomini, non lo dice, però si intuisce, si vede abbastanza chiaramente che sono i suoi uomini. Per la prima volta la grande finanza si assume la responsabilità della conduzione politica.
A suo avviso, perché Mario Monti e Mario Draghi, vengono salutati in modo così acritico dall’opinione pubblica che senza conoscere nulla di loro, li saluta addirittura come i salvatori della patria? Dobbiamo andarci piano parlando di opinione pubblica, poiché noi abbiamo il sistema dei Mass Media che parla soprattutto attraverso la televisione alle singole persone. Io sto davanti al televisore, passo dieci canali e tutti mi danno una versione entusiastica di Mario Draghi alla BCE, Mario Monti a Palazzo Chigi; grandi aspettative, finalmente l’Italia ritorna tra i grandi e ritrova la sua dignità, adesso si imposterà tutto per bene. Io posso anche essere scettico e con me può essere scettica – rispetto a questi due personaggi ritenuti come risolutivi e benefici – la maggior parte della popolazione. Tuttavia, siccome ciascuno vede un’immagine del mondo, della società, compatta nella fiducia riconosciuta a queste persone, allora penserà: io se voglio essere integrato in questa società, se non voglio essere la “pecora nera”, il deviante, devo pure partecipare a questo entusiasmo. Anche il presidente della repubblica Giorgio Napolitano contribuisce a sostenere questa aspettativa, ma qualcosa del genere è avvenuto anche negli Stati Uniti. Ne parlava Noam Chomsky in occasione della guerra di occupazione contro l’Iraq. Allora si trasmetteva un’Immagine della popolazione unita attorno al suo presidente e siccome ciascuno davanti al suo piccolo schermo riceveva questo messaggio di unità e coesione, intorno a questi falsi e ingiusti programmi si realizzò un fortissimo consenso popolare e la guerra partì. Poi lo stesso consenso andò calando, ovviamente, poiché la verità, alla lunga, è più forte della menzogna.
Si può affermare che la rinuncia alla propria sovranità nazionale, in favore di organismi sovrannazionali e tecnocratici come la BCE o il FMI, sia anticostituzionale? La nostra Carta fondamentale, infatti, all’Art. 11 permette una limitazione (si badi bene, non una rinuncia) alla sovranità, ma in nome della pace e della giustizia fra le nazioni; non ci sembra, tuttavia, che tali organismi – fra l’altro privati e indipendenti da qualunque controllo democratico – assolvano a scopi di pace e giustizia. Lei cosa ne pensa? Io penso e ho anche scritto che ben poco, praticamente nulla dei principi della costituzione Italiana si possa trovare nella realtà. La costituzione formale (scritta nella Carta) in Italia è molto ma molto lontana dalla costituzione materiale (reale). La costituzione reale dell’Italia è in totale contrasto con la costituzione Italiana, su molti punti, anche su questo. Lei giustamente cita l’articolo 11, prima però ancora parlava di sovranità. L’articolo 1 della costituzione dice: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro, la sovranità appartiene al popolo”, se appartiene al popolo come può il governo con un voto di ratifica parlamentare cedere la parte più importante della sovranità, cioè quella economica, come può cederla a un soggetto non nazionale? E’ assurdo. Se io sono sovrano, lo sono sempre e totalmente, non esiste la sovranità parziale, ci può essere un’autonomia parziale, ma la sovranità è la condizione di “Superiorem non reconoscent” cioè di non riconoscere un soggetto superiore, se lo si riconosce non si è più sovrano. E non può essere più o meno sovrano, o lo è o non lo è. Ora, la cessione di sovranità nazionale attuata con il trattato di Mastrich con il sistema della BCE è chiaramente in contrasto con la costituzione. Lei diceva giustamente che l’articolo 11 consente limitazioni, ma non cessioni della sovranità: esatto! Così anche la costituzione Francese che è più spiccata sul punto, ma soprattutto faccio presente che, come lei ha ricordato, che questa limitazione della sovranità ha un presupposto, che è quello che la limitazione serva ai fini di giustizia e di pace. Ora non c’è alcun fine di giustizia e di pace nella BCE, non si tratta di pace, di mantenere la pace, non è un organismo di sicurezza militare, di prevenzione della guerra, si tratta di business, si tratta di finanza. Quindi manca anche questo presupposto per la limitazione della sovranità. Tuttavia, va anche detto che lo statuto della Banca d’Italia, prima del 2006, disponeva che il capitale della stessa doveva essere in maggioranza detenuto dalla mano pubblico, mentre era detenuto in maggioranza – 94,5% – da società private. Quindi era già una situazione di illegalità costituzionale perché la sovranità monetaria era in mano a privati. Però nel dicembre del 2006 fu realizzata, dal governo Prodi, una riforma dello statuto della banca d’Italia. Il governo Prodi del resto, dovette realizzare tale riforma per legittimare la proprietà privata della Banca d’Italia, perché Prodi stesso come presidente dell’IRI aveva ceduto ai privati, aveva privatizzato le tre banche dell’IRI che erano detentrici di quote della Banca d’Italia. Siccome uno statuto precedente prevedeva che non si potessero cedere quote della Banca d’Italia a soggetti privati finche non fosse stato stabilito il 51%, cioè la maggioranza assoluta di mano pubblica della proprietà della Banca d’Italia, l’azione compiuta da Prodi era chiaramente contraria a questa regola. Bisognava quindi legittimarla a posteriori. E così si è fatto. Io, se fossi stato il Presidente della Repubblica, non avrei firmato quella riforma della Banca d’Italia, l’avrei sentita come un’operazione non conforme a costituzione. Però Napolitano la firmò. Comunque ancora prima, nell’83, la sovranità monetaria Italiana era stata smantellata, col famoso divorzio tra la Banca d’Italia che prima era controllata dal ministero del tesoro e il ministero del tesoro stesso (Governo Ciampi). Con la famosa finanziarizzazione del debito pubblico, il grosso dello stesso è passata in mano straniera, con la relativa impennata sia dei tassi che soprattutto del debito pubblico medesimo.
Sappiamo che lei sta rappresentando legalmente diverse amministrazioni locali, danneggiate dallo strumento dei derivati finanziari, proposti loro senza un’adeguata conoscenza dagli istituti di credito. Come stanno andando questi procedimenti? Tre si sono esauriti già nella fase delle trattative in modo favorevole. Riguardo un altro, in cui ci sono 21-23 contratti truffa realizzati da banche ai danni di un’amministrazione provinciale di una regione del sud, non posso fare previsioni perché, seppure abbiamo documentato il carattere truffaldino dell’operazione e quindi l’invalidità dei contratti, regioni di equilibrio politico – anche a livello nazionale – frenano questa azione e bisognerà aspettare l’esito non scontato. Però dal punto di vista della prova della fraudolenza dei contratti abbiamo tutto.
Il compianto prof. Auriti, che lei cita nel suo libro, diede vita ad un epocale esperimento quando mise in circolazione il Simec; una moneta che non generava debito all’atto dell’emissione. Immediatamente i poteri forti si scagliarono contro questo intellettuale, facendolo oggetto di persecuzioni mediatiche e soprattutto giudiziarie. Ci può dire brevemente, se ne è a conoscenza, come si conclusero tali vicende giudiziarie? Si. Iniziarono col sequestro del SIMEC e si conclusero con l’assoluzione totale, con il proscioglimento del professore Auriti, non c’è reato, non è un atto illecito creare una moneta privata, è perfettamente lecito. Un analogo attacco da parte del sistema bancario, attraverso il governo e la banca centrale Austriaca, fu perpetrato nel primo dopoguerra, ai danni di un certo Silvio Gesell il quale in Austria aveva introdotto, in un’area molto limitata, una moneta alternativa per sostituire la valuta legale che mancava, questa iniziativa ebbe molto successo. Una moneta a deperimento, cioè con una svalutazione programmata. Aveva molto successo e disturbava le banche, Avvocato non pensa che questa moneta possa essere emessa anche per esigenze di Welfare e non solo per esigenze di produzione? Se noi emettiamo moneta per realizzare investimenti produttivi, aumentiamo la produzione, aumentiamo il PIL, aumentiamo il gettito fiscale, con il gettito fiscale aumentato potremo pagare i pubblici servizi, il Welfare, le pensioni, la sanità. Quindi non si tratta di creare moneta anche per il Welfare, anche per la spesa assistenziale, no, si deve creare ed emettere moneta per la produzione, poi dalla produzione deve saltare fuori il denaro attraverso le tasse e altre forme mutualistiche che sono ancora più efficienti. Una spesa diretta nel Welfare crea inflazione, e non occupazione, crea assistenzialismo. Solo così è possibile dare all’uomo la dignità che gli spetta, perché la persona, “L’Homo Faber” è dotato di dignità quando può scambiare qualcosa, se invece riceve semplicemente assistenzialismo è avvilito e diminuisce il suo senso di responsabilità civica. Cosa ne pensa di Wikipedia che, in quanto enciclopedia open source, dovrebbe garantire la pluralità delle opinioni e si è invece nettamente schierata contro le tesi che lei difende? È logico che per vivere, per sopravvivere, ci si schieri con chi ha il controllo, appunto, del non libero mercato. Lo spirito che anima Wikipedia dovrebbe essere l’esatto contrario. Il mondo del dovrebbe essere è il mondo, appunto, che dovrebbe essere, quindi non esiste. Comunque Wikipedia è utile. Cosa risponde a coloro che l’accusano di complottismo? Le grandi decisioni come il GAT il GAZ cioè il WTO, il Trattato di Mastrich, i trattati della banca dei regolamenti internazionali di Basilea, sono tutte prese in segreto; è un dato di fatto. Non si possono definire complotti. Le decisioni economiche, soprattutto dei gruppi industriali, dei cartelli appunto, sono prese in forma segreta. Se io devo immaginare una riunione dell’OPEC che fa dei ragionamenti su come spremere più soldi dai paesi che consumano petrolio, posso immaginare che questa riunione sia a porta aperte, con la presenza di giornalisti e pubblico che ascolta come durante un consiglio comunale? Ovviamente no. I grandi poteri, le grandi decisioni operano nella segretezza, a porte chiuse; lo statuto delle banche centrali, ad esempio, che dovrebbero essere pubbliche, prevede la segretezza, prevede il diritto di criptazione, prevede l’inviolabilità anche da parte della magistratura dei segreti bancari. La banca dei regolamenti internazionali, addirittura, può compiere qualsiasi tipo di operazione finanziaria in segreto, potrebbe anche compiere finanziamenti al terrorismo in segreto. Nel 1995 a Montevideo si decise la globalizzazione, l’abbattimento delle barriere doganali, si decise la privatizzazione della rete idrica, quella fu un’operazione a porte aperte o a porte chiuse? Pensiamo ancora prima. 1944, Bretton Woods, decisione sull’assetto monetario mondiale, decisione fondamentale per la vita dei popoli, fu presa con un pubblico dibattito? No. Monti è stato nominato, scelto democraticamente? L’ultima consultazione popolare aveva scelto Berlusconi, chi ha scelto Monti? Napolitano, su indicazione molto autorevole e perentoria dei mercati. Che cosa c’è di democratico in questo? Niente. Che cosa vuol dire complottismo?
Avvocato, la ringraziamo per il tempo che ci ha dedicato e, nel salutarla, la invito a dare un consiglio coloro che, indignati per le iniquità e le ingiustizie che hanno sotto gli occhi, vorrebbero in qualche modo contribuire al cambiamento dell’esistente, ad una nuova e reale presa di coscienza rispetto ai temi che abbiamo affrontato. Studiare materia economica, economia politica, soprattutto finanza e moneta e prepararsi a tempi molto difficili. Il Sole 24 ore di ieri parlava di banche statunitensi, specializzate in valute, che si preparano informaticamente a gestire la crisi dell’Euro e la morte dell’Euro. Prepararsi quindi a tempi di perdita di potere d’acquisto, di scarsità di beni, difficoltà, disservizi, turbolenze sociali, fare scorte. Quindi lei è pessimista, diciamo, sul futuro? Secondo le mie migliori informazioni avremo anni, molto ma molto difficili; esiste uno schema di soluzione che però avrà un notevole costo, un periodo di elaborazione, di implementazione come si dice oggi, piuttosto lungo.