One minute for the Earth

Non esiste alcuna civiltà più avanzata della nostra che abbia la possibilità di visitare il nostro pianeta, altrimenti ci avrebbe già sterminati: giusta punizione per l’ignoranza e l’arroganza con cui abbiamo colonizzato (distrutto) il pianeta, fregandocene addirittura dell’inquinamento che ci sta uccidendo.

Non abbiamo fatto abbastanza per preservare la biodiversità delle zone del mondo. In pochi secoli di caccia e industrializzazione abbiamo portato all’estinzione alcune specie animali, ora stiamo finendo il lavoro distruggendo gli habitat di molte altre. Esseri che hanno potuto vivere indisturbati per centinaia di migliaia di anni, e ora scappano alla ricerca di un posto sicuro, che non esiste.
Come possiamo pensare di colonizzare lo spazio se non riusciamo nemmeno a rispettare la nostra casa?

One minutes for the Earth

Il fascino del pianeta Terra sta nella sua varietà di paesaggi, si passa dal freddo dei poli al caldo equatoriale delle foreste pluviali, dal clima temperato delle nostre zone a quello caratterizzato da fortissime escursioni termiche come nei deserti. Ogni luogo presenta caratteristiche diverse, dissimile scenario, differenti popolazioni, diversa flora e diversa fauna. Siamo tutti d’accordo nell’affermare che gli animali hanno un ruolo fondamentale all’interno di una certa zona? Si potrebbe immaginare un’Africa senza i propri animali caratteristici?
Attraverso il corso di Madre Natura miriadi di specie animali sono evolute in nuove o si sono estinte completamente, questo è un dato di fatto, per estinzione si intende la cessazione dell’esistenza di una certa specie.
Ma nell’epoca moderna, al di fuori del corso ordinario, la caccia sfrenata e la distruzione degli habitat naturali hanno portato svariate specie animali alla completa cancellazione o alla decimazione; alcuni esseri riescono o sono riusciti ad adattarsi al nuovo ambiente, altri, dopo la modificazione del proprio habitat, si sono gradualmente estinti.
A oggi le specie animali sono classificate secondo lo “Stato di conservazione” comprendente le seguenti categorie: LC (Rischio minino), NT (Prossimo alla minaccia), VU (Vulnerabile),  EN (In pericolo), CR (Critico), EW (Estinto in natura, cioè specie che sopravvivono solo in cattività), EX (Estinto).
Poiché lo stato di conservazione di un animale non è facile da appurare, le estinzioni vengono solitamente confermate molto tempo dopo l’evento effettivo; per questo motivo esistono le sottocategorie: PEW (Probabilmente estinto in natura), PE (Probabilmente estinto), DD (Dati insufficienti), NE (Non valutato).
Con ogni specie scomparsa se ne va una pagina della storia del nostro pianeta, per questo è sempre gradita una presa di coscienza ii questo senso; infatti, le azioni degli uomini di oggi portano alla distruzione di molti habitat naturali, primo tra tutti lo scioglimento dei ghiacci del Polo Nord che ha portato l’Orso Bianco(Ursus maritimus) a entrare nella categoria VU. Secondo le previsioni di Simon Stuart dello Iucn, l’Unione mondiale per la conservazione della natura e le ricerche del Berkeley Earth Project, l’Orso Bianco sarà EX entro 10 anni, se lo scioglimento dei ghiacci non si fermerà (sfatando il luogo comune che esso è causato solo dal riscaldamento globale, del resto si stanno creando i presupposti per la creazioni di impianti per l’estrazione di petrolio e gas naturale in quelle zone che stanno diventando più accessibili, proprio a causa dello scoglimento (“Polo Nord, il nuovo Eldorado del petrolio”, Chiara Caprio, Corriere della Sera).
Parlare solo di quest’animale è riduttivo, infatti esistono numerose specie animali in quella zona del nostro pianeta che vedendosi distruggere progressivamente il loro ecosistema non sapranno come sopravvivere.
Tra le specie animali europee estinte troviamo l’alce del Caucaso (estinta nel 1810), l’uro (un tipo di bovino, 1627), la tigre del caspio (1960), l’alca impenne (1852), il pfarrig (un pesce, 1900); in America la ritina di Steller (la “Vacca di mare”,1767, scoperta nel 1741, sterminata in pochi anni), il coguaro orientale (sottospecie di puma dichiarato estinto il 2 Marzo 2011), il piccione migratore (1766). In Asia il lupo di Hokkaido (1889), il cervo di Schomburgk (1938), la tigre di Bali (1937), le tigri di Giava e del Caspio (1980), l’orso gigante della Kamchatka (1920). In Africa il quagga (una sottospecie di zebra, 1883), antilope azzurra (1799), il facocero del capo (1900), il dodo (un uccello endemico dell’isola Mauritius, 1651).
Le specie a rischio sono innumerevoli, oltre il già citato Orso Polare troviamo il Panda gigante, la foca monaca, la Tigre, la balenottera, lo scimpanzè, il picchio imperiale e molti ancora.
Ormai l’estinzione di queste specie è irrecuperabile, si stanno portando avanti ricerche mirate alla clonazione del DNA di alcune di queste, ma i risultati non sono ancora visibili.
Per non creare situazioni analoghe si può solo proteggere le specie animali a rischio e il loro habitat, reprimendo duramente la caccia e salvaguardarle dall’azione distruttiva dell’uomo.
Esiste, in Giappone, un cimitero dove sono conservate le lapidi delle specie animali che non sono più presenti sulla terra. Esso è parte di una presa di coscienza che si sta affermando in questo tempo, alcuni uomini, forse più umani di altri, capiscono l’importanza di difendere il pianeta insieme ai suoi essere viventi, comprese le piante.
Madre Natura continuerà a essere sottomessa all’uomo o, prima o poi, ci estinguerà a sua volta?
Si può speculare sulla superiorità dell’uomo, ma alcuni fatti recenti evidenziano la sua debolezza nei confronti del proprio pianeta. Siamo certo “Homo Sapiens”, il maggior esempio di vita intelligente sul nostro pianeta, ma in quanto tali dovremmo tenere conto delle nostre azioni rispettando la Terra.
Dovremmo deciderci a valorizzare la vita, recuperare alcuni valori che abbiamo perso sottostando ai poteri falsi e illusori (politica, televisione, internet) e creare tutti insieme un mondo nuovo: dove saremo ospiti del nostro Pianeta (e con nuove scoperte, dell’Universo), uniti per la Vita e per la felicità di tutti.

Stefano Solazzi